Estratto dal sito www.riflessioni.it
Sempre più si diffonde la consapevolezza che “l’umanità è una” e che, pertanto, “ciascuno è responsabile di suo fratello”. Anche la Scienza conferma questo riconoscimento. Tutti gli organismi, dal filo d'erba al corpo umano, condividono una caratteristica: i vari componenti funzionano naturalmente insieme, in armonia col tutto. Questa interazione può esser definita "sinergia"(da syn érgon, lavoro insieme). La società finora non ha funzionato secondo questo schema, poiché ciascun componente agisce come io unico e individuale, ben distinto dagli altri io. Ma esiste un altro modello in cui la qualità essenziale è essere uno con la creazione. Spesso il primo modello è rafforzato dalla famiglia; se i genitori proiettano il presupposto che "io sono qui dentro" mentre "il mondo e là fuori", il bambino inizierà a sentirsi un io separato. L'io, nel tentativo continuo di trarre il senso d'identità dall'interazione con gli altri, avrà bisogno di essere amato, di appartenere o di credere: cercherà pertanto riconoscimenti affettivi, sociali o di gruppi religiosi, politici e culturali di riferimento. Sempre più ricercatori hanno la convinzione, più volte ormai suffragata dalla scienza, che le menti si influenzano a vicenda. Secondo alcuni, stiamo vivendo il più straordinario e cruciale momento della storia umana: la consapevolezza della progressiva integrazione delle menti umane in un unico sistema vivente, un cervello globale. Molti meditatori riferiscono l'esperienza di avere una meditazione più profonda quando la praticano in gruppo; più ampio è il gruppo, maggiore l'effetto. Nel 1979, alla Maharishi International University, nel Massachusetts, 3000 allievi praticavano una tecnica avanzata che accresce la coesione dell'attività cerebrale (coesione, in questo caso, è una misura del grado in cui diverse parti del cervello funzionano in reciproca sincronia). Un altro gruppo più ristretto praticava tecniche simili a mille miglia di distanza, nello Iowa. Nessuno, nè gli allievi né gli sperimentatori, conosceva i momenti in cui il gruppo più numeroso si sarebbe seduto in meditazione; eppure l'analisi dell'attività cerebrale del secondo gruppo, durante la meditazione, indicò un aumento di coesione tra gli individui ogni volta che anche il primo gruppo meditava: gli schemi di attività cerebrale del secondo gruppo erano in maggiore armonia reciproca; i loro cervelli diventavano più sincronizzati. Ciò indica che lo stato generale di consapevolezza di ciascuno influenza quello di tutti. Se, quindi, più persone inizieranno a sperimentare stati più avanzati di consapevolezza, altri ne saranno contagiati e ciò renderà sempre più facile, a un numero sempre maggiore di individui, raggiungere stati più elevati. Il maestro Gurdjieff aveva affermato che anche solo cento persone illuminate sarebbero sufficienti a cambiare il mondo; il raggiungimento della massa critica potrà determinare cambiamenti significativi della coscienza complessiva degli abitanti del Pianeta. Questa consapevolezza rinvia costantemente alla nostra responsabilità:
"Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinunzino all'azione" (Edmund Burke).